
Antonio Ligabue, Testa di tigre (olio su tela, 1957).
UN OMAGGIO, A SESSANT’ANNI DALLA SCOMPARSA, AD UNA DELLE FIGURE PIU’ INTENSE, TORMENTATE ED ORIGINALI DELL’ARTE DEL NOVECENTO. OLTRE 80 OPERE IN MOSTRA (E UNA RARA MOTO GUZZI D’EPOCA)
Photo courtesy. Una rara Moto Guzzi d’epoca di circa 85 anni esposta in mostra, insieme con la riproduzione della patente di guida di Antonio Ligabue (Zurigo, 1899-Gualtieri 1965). La motocicletta fu un dono della famiglia bresciana Gnutti all’artista.
(Foto Wide mag). Si tratta di un modello Moto Guzzi Alce degli anni Quaranta, non originale in quanto modificato in alcune parti (come manubrio, parafango posteriore, marmitta e portapacchi) per convertirlo ad uso civile. Infatti, Alce era una versione preparata dalla Guzzi per le truppe militari pre e durante la Seconda guerra mondiale (prodotta dal 1939 al 1945 circa; anche in modello biposto, con doppia sella e doppio manubrio). Gli esperti storici del Moto Guzzi World Club docet.
Aprile 2026 (G.T.) – L’arte di Antonio Ligabue, nata da esigenze profonde e istintive, possiede una potenza visiva tale da emozionare e toccare sempre l’animo dello spettatore. Lo conferma il successo della mostra a Pisa – Antonio Ligabue, Il ruggito dell’anima – inaugurata lo scorso 26 dicembre e che già a metà marzo aveva superato i 15 mila visitatori. Ospitata nella suggestiva location degli Arsenali Repubblicani, rimane aperta fino al 10 maggio 2026.
L’esposizione celebra il percorso di questo genio visionario in continua evoluzione – a 60 anni dalla scomparsa – mettendo in luce la sua incessante ricerca artistica, caratterizzata da un uso audace del colore e da una forza emotiva intensa. Il suo linguaggio iconografico, al tempo stesso popolare e sofisticato, prende forma in dipinti di grande impatto.

Antonio Ligabue, Traversata della Siberia (olio su tela, 1959).
Il percorso della mostra conduce il visitatore attraverso le tappe fondamentali della vita e dell’attività artistica di Ligabue, svelando alcune delle sue opere più emblematiche. Tra queste spiccano i celebri autoritratti e le sue iconiche raffigurazioni di animali feroci: tigri maestose, leopardi, rapaci in azione o impegnati in lotte per la sopravvivenza. Un viaggio immersivo in una giungla aspra e magnetica, che esprime con forza l’intensità visiva e simbolica del mondo interiore dell’artista. Che continua ad attrarre e ad affascinare generazioni di ammiratori, di ogni età.

Antonio Ligabue, Volpe con rapace (olio su tela, 1967).
SOCIAL CORNER – IL CURATORE MARIO ALESSANDRO FIORI:
https://www.facebook.com/reel/1260106619549829
IL PERCORSO ESPOSITIVO. Attraverso oltre ottanta opere il percorso si snoda tra dipinti, disegni, sculture e autoritratti che raccontano la parabola umana di un uomo che ha saputo trasformare il dolore e la solitudine in visioni artistiche di straordinaria forza espressiva.



Ligabue dipinge come chi cerca di respirare. La sua pittura non osserva: divora. Ogni tigre, ogni cavallo, ogni gallo in lotta è una parte di sé che emerge dalla tela con un’urgenza che non ammette riposo. Nella prima sala, gli animali irrompono nello spazio come presenze totali – il mondo contadino e il bosco padano si fondono in un unico teatro primordiale… in Lotta di galli la violenza diventa danza.

Antonio Ligabue, Lotta di galli (olio su faesite, 1954).
Tutto in Ligabue vibra di una fame di vita che non conosce misura: la natura è il suo linguaggio, ma anche la sua condanna. Cresciuto ai margini, esiliato e deriso, Ligabue trova nella pittura un modo di esistere nel mondo. La sua selva di colori è un rifugio e una confessione. Quando dipinge un leone o una tigre, è sé stesso che mette in scena: l’artista che ruggisce contro il silenzio, che tenta di riconoscersi nello sguardo dell’animale. È questa la chiave del suo “ruggito dell’anima”: un suono che nasce dal profondo, il cui dolore diventa canto (…).
Nell’ultima parte del percorso, la pittura si fa più raccolta, quasi sommessa. Nella sua Ultima opera, Ligabue non ruggisce più: ascolta. Il colore si ritira, lasciando emergere un silenzio che non è vuoto, ma pace.



LE MOTO E L’AFFERMAZIONE DEL SÉ. “Negli anni ‘40 del 900 Antonio Ligabue viene spesso ricoverato nel manicomio di S. Lazzaro di Reggio Emilia. I dottori durante la sua permanenza gli permettono di continuare a dipingere, in quanto si rendono conto che solo questo poteva aiutarlo contro la sua crescente follia. Durante i ricoveri dipinge molto e la voce si sparge anche nella città di Reggio Emilia, tra i nobili, gli aristocratici, gli imprenditori che iniziano ad interessarsi a questo misterioso pittore che realizza tantissime opere, tutte straordinarie. Una volta uscito dal manicomio la sua fama si espande anche al di fuori dei confini emiliani, arrivando fino a Brescia, dove la famiglia Gnutti gli commissiona moltissimi ritratti. Oltre al pagamento delle opere, la famiglia Gnutti gli regala la moto Guzzi… di colore rosso, esposta in questa mostra. Grazie a questo dono, Ligabue inizia a girare nella bassa reggiana, con i quadri bucati lateralmente e legati sulla schiena, da mostrare e vendere ai ricchi proprietari terrieri della zona.


(archivio Wide mag).
Per Ligabue la moto diventa una delle cose più importanti e infatti viene anche inserita in alcuni dei suoi dipinti, come Autoritratto con moto. Arriverà a possederne 9, tutte uguali, per provare a sé stesso che poteva permetterselo e che era riuscito ad affermarsi come un bravo pittore”.
Da Moto Guzzi Alce a Falcone, le moto dell’aquila di Mandello sono state per molti anni le amate compagne di vita dell’artista.
Fonte: comunicato stampa e scheda moto di ARTIKA. Photo courtesy.
Biografia di Antonio Ligabue, in sintesi:
https://fondazioneaatperligabue.it/biografia/

Mostra prodotta da ARTIKA di Daniel Buso ed Elena Zannoni, con il patrocinio del Comune di Pisa e della Fondazione Augusto Tota per Antonio Ligabue (istituzione da anni impegnata nella valorizzazione dell’opera dell’artista; proseguono il lavoro del fondatore Augusto Agosta Tota le figlie Cinzia e Simona); esposizione curata da Mario Alessandro Fiori (segretario generale della Fondazione), unitamente alla direzione artistica di BESIDE ARTS.
ARTIKA: https://www.artika.it/mostra/antonio-ligabue-il-ruggito-dellanima/
Antonio Ligabue, Autoritratto (olio su faesite, 1956).
La locandina della mostra a Pisa.
Fondazione Augusto Agosta Tota, Parma, Archivio dal 1983:
https://fondazioneaatperligabue.it/
https://www.facebook.com/csAntonioLigabue
La location: Arsenali Repubblicani, Pisa.
https://www.terredipisa.it/attrazione/pisa-arsenali-repubblicani/
