
UN INATTESO VIAGGIO ARBOREO PER MOTOCICLISTI
Febbraio 2026 (G.T.) – “Guzzisti fantastici e dove trovarli”, parafrasando il film fantasy di successo di dieci anni fa (2016, il primo della saga), diretto da David Yates e scritto dalla celebre J.K. Rowling. Stavolta un “Guzzista fantastico” ha trovato noi, scrivendo a Wide, e dichiarando: “Mi chiamo Tiziano Fratus. Nel corso di venticinque anni ho pubblicato libri per molti editori e collaborato con quotidiani e periodici, e curo documentari per Geo di Rai 3. Il tema centrale del mio indagare e scrivere è la natura, tutto quel che potrebbe essere la natura intorno a noi, nelle città e ovviamente anzitutto al di fuori dei contesti urbani. Da Guzzista dell'ultim'ora, ho il piacere di guidare una V7 Stone. Ecco la mia proposta di viaggio alla scoperta di grandi alberi monumentali in giro per l'Italia e raggiungibili in sella alla Moto Guzzi”.
Cordiali e “fronzosi saluti”, Tiziano Fratus.

Ed eccovi, in versi, prosa e immagini – tutto firmato da Tiziano Fratus - l’itinerario fantastico dell’homo radix che viaggia in sella alla sua Moto Guzzi. Imitiamolo: emozioni, scoperte e stupore sono garantiti.

Sequoia di Vicoforte (Mondovì, Piemonte) e Moto Guzzi V7 Stone.
Testi e immagini di Tiziano Fratus.
Ma questo vento dove ci sospinge? Quale tra le mille direzioni possibili possiamo individuare e seguire? L’Italia è un paese ricchissimo di tesori, alternativi tra loro per storia, cura o disattenzione, originalità e unicità. Non è forse meraviglioso salire sulla nostra moto e percorrere certe strade di confine tra le regioni per scavallare passi e pianori? Non è forse spettacolare raggiungere la costa e gettare sensi e occhi nelle diverse sfumature del blu e dell’azzurro dei nostri mari? Ma bando alla retorica, avete mai pensato di salire in sella per raggiungere un essere vivente che potrebbe vivere, radicare, poeticamente ma anzitutto letteralmente, da mille anni? O più? È possibile.


Sequoia di Vicoforte (Mondovì, Piemonte) e Moto Guzzi V7 Stone.
Quel che andrò ad imbastire sarà una piccola geografia di luoghi raggiungibili su due ruote, ove poter ammirare, magari senza lasciare la vostra amata troppo tempo senza l’attenzione amorevole del vostro sguardo, alcuni dei maggiori alberi monumento o monumentali. In Italia esiste dagli anni Ottanta dello scorso secolo qualcuno che, sistematicamente, si occupa dei più antichi e maggiori alberi, classificandoli specie per specie, misurandoli e descrivendoli. Ma anche salvaguardandoli, cercando di limitare i pericoli che possa portare al loro danneggiamento e, per ultimo, alla morte. Quelli che andremo a incontrare ne sono alcuni, attualmente infatti il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (acronimo Masaf) ne tutela oltre cinquemila spersi e sparsi nelle nostre venti regioni. Se andate sul sito internet dedicato troverete elenchi e materiali. Alcuni si trovano in città, in giardini pubblici e privati, parchi, orti botanici e piazze; altri sono remoti, crescono adagiati sul cono dei vulcani, nelle isole, sulle cime di certe montagne, nelle tante riserve regionali e nazionali che custodiamo.

Castagno dei Cento Cavalli, Sant’Alfio (Catania, Sicilia).
Una delle mete più celebri e celebrate è quel che è stato considerato per lungo tempo il campione dei grandi alberi nostrani, ovvero il Castagno dei Cento Cavalli, lu Castagnu de li cento cavaddi, comune di Sant’Alfio, in provincia di Catania. Ovviamente siamo in Sicilia, dalla costa s’imbocca una strada che risale i paesi e le numerose borgate che si sono andate ramificandosi sul piede del grande cono dell’Etna. Zafferana Etnea, Milo (dove viveva Franco Battiato), Presa, Linguaglossa, Randazzo e così via. La SP5i e la SP84 conducono all’abitato di Sant’Alfio e al grande parcheggio di fronte al bar dei Cento Cavalli, segnale che a pochi passi, troveremo il vegliardo arboreo. Una cancellata verde e circolare delimita l’area che contiene i tre vasti castagni monumentali, espressione dell’ostinazione di questo essere vivente che abita qui almeno da duemila anni, ma c’è chi giura almeno da tremila. I legni lavorati, le cortecce consunte e forate, e le chiome ancora vaste e ombrose, fanno di questo il castagno più antico d’Europa e non improbabilmente del mondo. Potete parcheggiare la moto a due passi e rifocillare gli occhi: tale cooperativa vegetale è disponibile al nostro sguardo ammirante ventiquattr’ore al giorno e dodici mesi l’anno.

Catania, Sicilia.
La sua storia è oramai leggenda: parrebbe che nel Settecento una principessa spagnola si facesse accompagnare da un centinaio di aitanti cavalieri, scoppiato un temporale trovarono riparo sotto le fronde di questo vasto albero, evento da cui nacque il nome. E dire che se accadesse oggi potrebbero anche essere cinquanta o cento centauri, al posto della principessa un’attrice del cinema, una modella o anche soltanto una simpatica panettiera, che ci importa a noi, non più cavalli, per quanto siano splendidi, ma luccicanti e rombanti motociclette, magari Moto Guzzi…
Un’altra meta che raccomando sta in Emilia-Romagna, nell’alto modenese, lungo la strada che conduce al Lago Santo. Qui siamo in provincia di Modena, dalla città si raggiunge Pavullo nel Frignano (oltremodo ottima sede di grandi alberi, nel Parco Ducale crescono due esemplari di sequoia gigante e cedro del Libano, mentre nel sottostante Parco dei Pini s’incontrano diverse sequoie probabilmente secolari), quindi la SS12 che a Lama Mocogno diventa SP42, tante curve, tantissime, fino a Pievepelago.

Sequoia gigante, Pavullo nel Frignano (Modena).
Qui si supera il paese, SP 324 per un chilometro e deviazione sulla sinistra per via Lago Santo. In un quarto d’ora, o anche meno, sette chilometri dopo, si raggiunge Tagliole, e qui facili le indicazioni per Case Mordini e l’Olmo secolare, georefenziato anche su Google Maps.


Olmo secolare, Tagliole (Comune di Pievelago, Modena).
Troverete questo patriarca arboreo trionfante accanto ad una piccola chiesetta, l’Oratorio di Santa Maria. La chiesa sta qui dal 1719, l’olmo forse anche da prima. Molto alto, ventiquattro metri, presenta un tronco policormico (ossia a più crescite), 680 cm di circonferenza, viene considerato l’olmo montano più annoso d’Italia, di certo è un superstite poiché i più grandi olmi sono caduti e si sono spenti a causa della grafiosi che li ha colpiti nell’arco degli ultimi cent’anni. Posata negli anfratti dei rami, c’era la statuina in legno di un fraticello, chissà se c’è ancora. Da Modena sono ottanta chilometri per circa un’ora e mezza – due di spostamento, da Bologna 116 km e due ore e mezza.

Olmo secolare, Tagliole (Comune di Pievelago, Modena).
Per quanto riguarda le città, grandi alberi sono disseminati un po’ ovunque, ma di certo ne potete visitare raggiungendoli con la vostra moto a Torino, Milano, Padova, Alessandria, Biella, Genova, Bologna, Firenze, Ascoli Piceno, ovviamente a Roma, e poi a Napoli, a Caserta, a Trapani, a Cagliari e in quante altre località. Dovendone scegliere uno mi risulterebbe molto difficile, per questo forse è meglio individuare l’area degli Orti botanici che ne conservano sempre diversi, o dei giardini e parchi comunali, altro luogo tipico da albero secolare. Milano forse potrebbe sembrare avara da questo punto di vista, invece ospita diversi monumenti vegetali, come i platani e i tassodi di Porta Venezia, i ginkgo di Brera, i platani di Villa Litta e alcuni inattesi glicini rocciosi e avvinghiati nelle piazze.
Passando invece all’area dove Moto Guzzi ha la sua storica sede (Mandello del Lario, Lecco, ndr), come ben sappiamo oramai anch’essa secolare, di aree naturalistiche e occasioni per riscoprire la voce robusta della Natura ve ne sono, come ad esempio il Sentiero del Viandante, studiato appositamente per chi ama scarpinare dall’alba al tramonto, o la comoda passeggiata che conduce in un’oretta alla cascata del Cenghen, o ancora la grotta La Ferrera, i boschi della Gardata e l’incantevole Alpe d’Era, innalzandosi fino ai rifugi e ai sentieri del Grigna. Alberi monumentali ve ne sono qui intorno? I giardini di alcune ville storiche ovviamente sono luoghi d’eccellenza dove attendersi la splendida silhouette di un albero quantomeno secolare, così avviene a Villa Carlotta, in quel di Tremezzo, e tra i platani e i cedri di Villa Erba a Cernobbio, due residenze note al turista europeo.




Villa Carlotta, Museo e Giardino Botanico, Lago di Como.
Immagini: https://www.facebook.com/villacarlottalakecomo
L’albero rappresentativo di questi paesi adagiati sulla sponda orientale del braccio lecchese, è probabilmente il pioppo; infatti, diversi esemplari svettano anche oltre i venticinque metri d’altezza. Parlando però di alberi monumentali, uno degli esemplari più prossimi a Mandello del Lario è la splendida magnolia bisecolare che cresce nei floridi giardini botanici sul lungolago di Villa Monastero, a Varenna; dodici chilometri esatti in direzione nord dal celebre portone rosso di Moto Guzzi, seguendo pedissequamente la SP72 che ci accompagna praticamente all’ingresso di Villa Monastero.

La magnolia (Magnolia grandiflora) di Villa Monastero a Varenna (Lecco); nella foto sotto, vista dell’albero affacciato sul lago. Immagini: https://www.facebook.com/ilregistrodeglialberi
Qui, pagato il biglietto d’ingresso (se non ricordo male 9 euro per il solo giardino) si accede a un piccolo angolo di paradiso, impossibile non notare, grazie alla sua foltissima chioma, la Magnolia glandiflora. La base del tronco verdastro si rigonfia fino ai quattro metri e mezzo, poi si apre in una serie di branche primarie, di cui una, a proboscide, si piega e se ne va verso le sponde del lago, a cercare acqua e sole, a godersi, come faremmo ben noi su una panchina, il fantastico paesaggio circostante.

Il recente aggiornamento dell’elenco degli alberi monumentali protetti da Regione Lombardia annovera anche un grande faggio in località Campelli ad Abbadia Lariana, paese confinante con Mandello, un cipresso al cimitero di Bellano, nonché diversi nel capoluogo, a Lecco, quali i faggi dei Piani Erna, il cedro e i tigli di Villa Guzzi (la villa* fu fatta ricostruire nel 1937-38 dal figlio del fondatore di Moto Guzzi, Ulisse; progetto dell’architetto razionalista Mario Cereghini, laddove secondo tradizione il Manzoni avrebbe posto la residenza di quel suo personaggio che fu il Don Rodrigo; eh sì, dovunque ti giri rischi di imbatterti in una storia… ); quindi i pioppi di Pescarenico, il cedro dell’Atlante di Villa Brini, la magnolia del Parco Falck e i salici, albero raramente monumentale, di Villa Gomez e Maggianico.
*La Villa Guzzi, a Lecco, fu edificata nell’area dell’antico “Palazzotto di Don Rodrigo” risalente al XVI secolo. Nel 1982, Angela Locatelli, vedova di Guzzi cedette la proprietà al Comune di Lecco (ndr).


A Sud: sx in Sardegna, S’Ortu Mannu (Villamassargia, provincia del Sulcis Inglesiente), un’oasi naturale-museo di 700 ulivi secolari, tra cui spicca ‘sa Reina’; dx, in Puglia Tricase (Lecce) e foto sotto: quercia vallonea, albero-monumento di 900 anni, tra i più antichi d’Italia, alto 20 metri, circonferenza di 4,5 metri, chioma di 700 metri quadrati. Protagonista della ‘leggenda dei cento cavalieri’: narra che Federico II di Svevia, di ritorno dalle Crociate, si riparò da un forte temporale sotto l’immenso albero, a due passi dal mare, insieme con i suoi cento cavalieri.

Il vento si diceva inizialmente, proprio quello che questa mattina soffia spazzando le valli, qui tra le Alpi in Piemonte: spento il pc indosserò la giacca, il casco e insieme alla mia V7 Stone ce ne andremo proprio a caccia di alberi secolari. Bon voyage!
Tiziano Fratus.
MASAF, Elenco degli Alberi Monumentali:
https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina

BIO TIZIANO FRATUS. Tiziano Fratus (Bergamo, 1975) è figlio di un falegname e di una cucitrice, è cresciuto nella pianura lombarda e tra le colline del Monferrato. Nomade editoriale, ha composto un vasto silvario in prosa e in versi sgranato in una quarantina di opere tra le quali Giona delle sequoie, Alberi millenari d’Italia, L’Italia è un bosco, I giganti silenziosi, Manuale del perfetto cercatore di alberi, Ogni albero è un poeta, Alberodonti d’Italia, Il bosco è un mondo, Sutra degli alberi, Poesie creaturali, Una foresta ricamata e Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio, pubblicate da editori quali Mondadori, Einaudi, Feltrinelli, Bompiani, Aboca, Laterza, Gribaudo e altri. I suoi ultimi libri sono L’Affaire Simenon (Solferino) e Il passero buddhista (Ubiliber).

Ha collaborato con quotidiani (tra i quali La Stampa, La Repubblica e Il Manifesto) e periodici; ha condotto trasmissioni radiofoniche e da cinque anni realizza documentari per Geo di Rai 3; ha tenuto personali fotografiche mentre le sue poesie sono state tradotte in undici lingue e pubblicate in venti paesi. Abita ai piedi delle Alpi di fronte a un bosco. Il suo sito personale è Studiohomoradix.com
STUDIO HOMO RADIX: https://studiohomoradix.com/
‘La distanza fra radice e fronda è proporzionale alla distanza fra realtà e pensiero’.
Dove incontrarlo, in tour:
L'Affaire Simenon (Libri Solferino).
Una foresta ricamata (Mimesis)
Il passero buddhista (Ubiliber).
Tiziano Fratus ha ricevuto il Premio Foreste/Città di Bergamo 2025.
Segui in tv la serie Grandi alberi d’Italia per Geo Rai3: disponibile in streaming su RaiPlay;
leggi gli articoli su Piemonte Parchi e Gate (Unione Buddhista Italiana).
